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Da
piazza de Ferrari
prendere un qualsiasi autobus che vada alla stazione FS di
Principe, scendere a largo della Zecca e prendere la funicolare
Zecca-Righi. A questo punto inizia il lungo cammino a piedi sulle
alture di Genova. I
FORTI DI GENOVA: Poiché la città era affacciata sul mare, si
era dovuto pensare solo ad una soluzione per difenderla dagli
attacchi dei nemici provenienti dal nord che avevano mire
espansionistiche: coprirsi le spalle. Per questo motivo vennero
costruiti i diversi forti che possiamo vedere sulle alture di
Genova, forti un tempo collegati fra loro da maestose mura in
grado di resistere ai più violenti attacchi. Le
mura partivano dal poderoso forte Belvedere,
situato sopra la lanterna, fino ad arrivare al forte Castellaccio, sopra piazza Manin. Lungo questo percorso si ammira
soprattutto il forte Begato,
un edificio massiccio e squadrato, costruito per servire da
caserma tra il 1818 e il 1923; il forte Sperone,
il più antico e il più fortificato forse già attivo dal 1300,
rafforzato nel 1500 e trasformato nell’aspetto attuale nel 1815
con l’avvento dei Savoia; e il forte Diamante,
posto sulla cima della montagna, chiuso e arcigno come un castello
da innominato, scenario di violenti combattimenti fra austriaci e
francesi nei primi dell’ottocento.
Altra
grande sicurezza per i genovesi erano le quattro porte della città
che a sera venivano sbarrate e riaperte solo al mattino, porte che
erano anche punti strategici nel caso in cui i nemici fossero
arrivati in prossimità della città. Collegate anch’esse fra
loro da poderose mura, preservarono la città da diversi attacchi,
soprattutto dei saraceni. PORTA
DEI VACCA: E’ la porta verso ponente della via Aurelia che
attraverso Pre, Fassolo portava verso il Polcevera. Fa parte della
terza cerchia difensiva, quella costruita a furor di popolo per
difendere la città da una possibile incursione di Federico
Barbarossa, scongiurata poi da uno storico incontro diplomatico.
Costruita intorno al 1100, assunse la denominazione dei Vacca solo
nel XIII secolo, quando la famiglia Vacchero acquistò gran parte
del vasto campo che era al di qua della porta. Per lungo tempo fu
prigione e anche luogo di esecuzioni, finché, scomparse le mura,
fu inglobata nel nuovo ambiente.
Proseguendo
lungo via Gramsci (la strada che costeggia il porto) si arriva in
piazza Caricamento dove si deve entrare nell’area del porto
antico per arrivare alla seconda porta PORTA
SIBERIA: La porta costruita sui disegni di Galeazzo Alessi è
un capolavoro di architettura militare, la più bella tra le porte
della città, salvata dalla malasorte toccata alle altre, per la
sua posizione decentrata. Costruita intorno al 1500, il suo
armamento risale al 1559, con l’impiego di bocche da fuoco
sempre più efficaci. Alla destra della porta da notare un
edificio del XV secolo chiamato Baluardo, con un interessante
architettura e un bel camminamento di ronda.
Da
piazza Cavour attraverso via di San Bernardo si incrocia un
vicoletto che porta in piazza degli Embriaci TORRE
DEGLI EMBRIACI: La torre con i suoi 165 palmi di altezza è
visibile da ogni punto della Genova storica, dal vicolo si vede
completo solo lo spigolo verso sud perché addossato agli altri
c’è il palazzo edificato nel 1580 da Giulio Sale, un erede
degli Embriaci. Nel 1596 il podestà, per frenare le gare e le rivalità fra le famiglie, decretò che le torri non potessero superare gli 80 palmi di altezza, facendo così mozzare le più alte. Non si sa però se per rispetto del casato o per la bellezza la torre degli Embriaci si salvò. Continuando
per via di san Bernardo, via san Donato e salita del Prione si
arriva ai Piani di Sant’Andrea PORTA
SOPRANA: Appartiene al periodo di passaggio fra l’arte
romanica e quella dorica, costruita però sempre secondo i canoni
dell’architettura militare. Come per la gemella Porta dei Vacca,
le torri hanno fronte rettilinea verso la città e circolare verso
l’esterno. La porta è rimasta un importante passaggio anche
quando la città si è allargata al Bisagno, da essa partivano i
principali “carrugi” del vecchio centro. Per
far paura ai bambini una volta si diceva che nella torre abitava
il boia, e pare che veramente l’ultimo boia, Piero Piantoni, vi
abbia dormito qualche volta. Durante il restauro venne anche
trovata la ghigliottina usata nel 1797.
Per
poter vedere quest’ultima porta bisogna arrivare alla stazione
FS di Brignole, dove passando per il sotto passo Borgo Incrociati
e salendo per corso Montegrappa, si arriva dalla porta PORTA
PILA: Fu costruita nel 1663 su disegni di B. Bianco, adorna di
colonne e pilastri di pietra di Finale, e di una Madonna scolpita
da D. Scorticone. Era la porta del Levante per la gente del
Bisagno della Foce e di Albaro, e fronteggiava il famoso ponte
Pila da cui prese il nome. La
porta subì due spostamenti: il primo da via XX Settembre alla
congiunzione di via Montesano con corso Montegrappa, servendo
ancora da porta; il secondo nel 1951 quando venne addossata al
muro a far da monumento alla Genova di ieri. Dalla
stazione FS di Brignole, con gli autobus numero 12 o 13, si
raggiunge la zona di Prato sul lungo Bisogno. Per fare il primo
tratto dell’Acquedotto, in direzione Cavassolo, si prende
l’autobus numero 479 e si scende all’incrocio con via ai
Filtri, proseguendo poi a piedi. Se invece si vuole percorrere il
secondo tratto in direzione dell’abbazia di san Siro, si scende
dall’autobus numero 479 alla fermata precedente rispetto a
quella di via ai Filtri, per imboccare una piccola stradina in
mezzo agli uliveti. L’ACQUEDOTTO
: Già
l’acquedotto in epoca romana catturava l’acqua del bisogno per
convogliarla verso Genova; verso il secolo XI si costruì un nuovo
acquedotto, sempre in val Bisagno, ma a quota più elevata. Il
condotto medioevale esiste ancora in buona parte, ebbe inizio
nella zona di Staglieno, fu prolungato fino a Trensasco e nel
contempo fu ampliato il canale precedente, dotato di nuove prese e
di canali laterali poiché aumentava sempre più la richiesta di
acqua della città in continua crescita, soprattutto grazie
all’espansione dei traffici del porto. Nel corso dei secoli numerosi furono i lavori, soprattutto dovuti all’ampliamento. Nel 1900, per ovviare ai problemi legati alla potabilità dell’acqua, fu eseguito un grande lavoro: la copertura del canale con lastre di “pietra di Lucerna” (una roccia scistosa, di colore grigio-argento) che donò a gran parte del condotto il suo aspetto ancor oggi così caratteristico. Nel frattempo sorsero acquedotti privati, e nel 1917 l’acqua portata dall’antico acquedotto fu dichiarata non potabile, per l’assenza di impianti di filtraggio adeguati, solo intorno al 1957 vennero costruiti dei filtri recuperando parte dell’Acquedotto. |