Partenza da piazza De Ferrari verso piazza Dante proseguendo per via Ravecca.

 

MUSEO DI SANT’AGOSTINO: Il museo è uno straordinario esempio di intervento moderno per il risanamento e la ricostruzione di un monumento danneggiato dal degrado e dai conflitti bellici. Esso raccoglie sculture, frammenti architettonici, affreschi staccati, lapidi provenienti da monumenti distrutti, di conseguenza assume il ruolo di testimone di vicende culturali storiche e urbanistiche della città.

Tra le cose da vedere si possono segnalare il “Monumento funebre di Margherita di Brabante” di Pisano, un “Crocifisso” di Barnaba da Modena e fra i numerosi affreschi staccati dai palazzi demoliti, quello di Manfredino d’Alberto.

 

Da piazza di Sarzano passando per Via di Santa Croce

 

MUSEO DI SANTA MARIA DI CASTELLO: Lo straordinario complesso monumentale è l’effetto scatole cinesi: arrivando da strettissimi vicoli si apre la piazza con la facciata romanica della chiesa e poi si aprono uno dopo l’altro i chiostri, le logge, il giardino, le cisterne e ora le nuove sale museali. Queste nuove sale sono denominate o con gli originali nomi convenzionali, o con nomi che evocano la provenienza dei materiali.

Il museo raccoglie alcune delle opere più importanti prima ospitate nella chiesa e poi nel convento, come il “Paradiso” di L. Brera e la “Madonna col bambino” di Barnaba da Modena.

Scendendo in piazza Cavour proseguendo per via Turati e risalendo per via San Lorenzo

 

MUSEO DEL TESORO DI SAN LORENZO: L’accesso al museo si trova nel duomo, nel passaggio che porta alla sagrestia.

La visita è un’esperienza indimenticabile per il fascino degli ambienti,dato soprattutto dalla loro collocazione sotterranea, e per l’eccezionale significato storico, devozionale e artistico degli oggetti esposti.

Nel primo ambiente si trova la “statua reliquario di San Lorenzo”, mentre nella prima saletta rotonda è esposto il “Sacro Catino”, la reliquia più ricca di storia e leggende. Nella seconda sala sono esposti diversi oggetti di oreficeria tra cui la “Croce di Zaccaria” di origine bizantina. Nella terza sala, dedicata a San Giovanni Battista, è conservata “l’arca delle Ceneri del  Santo” e il “Piatto di S. Giovanni” che la leggenda vuole che sia quello sul quale fu presentata la testa del santo a Erode. Infine nell’ultima sala trovano posto oggetti di oreficeria più recenti.

 

Scendendo da via San Lorenzo incrociando via Cannetto il Curto continuando per via San Luca

 

GALLERIA NAZIONALE DI PALAZZO SPINOLA: Nel cuore della Genova medioevale, mentre si cammina tra stretti vicoli, una volta giunti nello slargo di piazza della Pellicceria, ci si imbatte nell’imponente e nobile Palazzo Spinola. Nel 1958 i marchesi Paolo e Francesco Spinola decisero di donare allo stato italiano l’intero palazzo e tutte le opere in esso contenute, con la clausola inderogabile che ne fosse mantenuto l’aspetto originale e che costituisse in Genova una Galleria Nazionale degna della città.

Suddivisa in due piani la Galleria custodisce meravigliose opere, tra le quali possiamo ricordare la “Madonna col Bambino” di Vouet, “la Giustizia” di Pisano, il “Ritratto di fanciullo” e gli “Evangelisti” di Van Dyck.

Prendendo via della Maddalena incrociando salita di san Francesco si arriva in via Garibaldi

 

PALAZZO ROSSO E GALLERIA: E’ sempre stato chiamato così per il colore della facciata, anche se sarebbe più giusto chiamarlo “Palazzo Brignole-Sale” in ricordo della famiglie benemerite. Fu Maria Brignole Sale a donare nel 1874 il palazzo alla città, con tutti i suoi preziosi dipinti e la ricca biblioteca, per mostrare l’affetto che aveva per la sua terra natale, per propagarne l’onore in paesi lontani, e per aprire i tesori contenuti ai concittadini.

Le opere esposte e conservate nei depositi del museo sono circa 44mila delle quali 2500 restaurate e poi suddivise tra i tre piani del palazzo. Oltre ai numerosi busti di marmo di imperatori romani si trovano famose opere: “Ecce Homo” del Caravaggio, “Ritratto di vecchio patrizio e ritratto di Filippo II” attribuiti a Tiziano, “ la Cuoca” di Strozzi, “Ritratto di un patrizio genovese” di Van Dyck, “Cristo porta croce” del Rubens, ecc..

 

PALAZZO BIANCO E GALLERIA: Costruito dai Grimaldi divenne però “grandioso” solo quando lo acquistò Maria Brignole Sale che lo volle “Bianco” per fare contrasto con quello “Rosso” prospiciente. Il palazzo, tipico esempio del barocchetto genovese, tra il settecento e l’ottocento, fu stranamente affittato a diverse famiglie nobiliari, e alla morte della duchessa Brignole Sale, passò alla città per suo volere.

Diviso in 19 sale, le più importanti sono le prime due, dedicate alla pittura in liguria tra cui il “Pallio con scene della vita e del martirio dei Ss Lorenzo, Sisto e Ippolito” di Cambiaso. Rilevanti sono anche la sala quattro, cinque, sette e otto dedicate ai fiamminghi dove si nota soprattutto il “Ritratto di Andrea Doria” di Metsys, e “Venere e Marte” di Rubens. Le altre sale ospitano opere di pittori veneti, spagnoli, e italiani; tra le quali spicca “Ritratto di gentiluomo” di Mulinaretto.

 

Due sono le scelte che si possono fare per concludere questo itinerario (se si vuole si possono fare entrambe, anche perché sono di pari bellezza)

 

In piazza Fontane Marose (salvo cambiamenti) si prende l’autobus di linea numero 34 sino al capolinea per arrivare direttamente al cimitero

 

Da piazza del Portello (dal lato dell’edicola) si prende l’autobus numero 19 oppure 20 scendendo dal nuovo “Terminal Traghetti”

 

CIMITERO DI STAGLIENO: E’ un cimitero monumentale, un “giardino di marmo”, una città dei morti, ma anche un’antologia di scultura e architettura. Ci sono vialetti, scale, gallerie, cappelle di tutti gli stili; ma soprattutto statue, una vera galleria di figure fermate nella pietra di una Genova scomparsa, e che danno al cimitero di Staglieno un’atmosfera assolutamente unica, “una delle meraviglie del mondo” diceva Hemingway, uno che il mondo lo conosceva davvero.

Il primo progetto risale al 1797 e la scelta del luogo avvenne nel 1835 da parte di C. Barabino, chi lo terminò fu Resasco e il primo ad esservici sepolto fu Procuratore Antonio, probabilmente non genovese.

Il camposanto nacque secondo uno schema ortogonale diviso in quattro parti, completato in alto dalla monumentale Cappella dei Suffragi (Pantheon), vicino alla quale si trova immersa nel bosco la tomba di Giuseppe Mazzini.

 

LA LANTERNA: Nel cuore dei genovesi la lanterna rappresenta da sempre non solo il porto, ma anche la città. Probabilmente è solo un’infelice leggenda quella che narra l’accecamento del suo costruttore affinché non se ne costruisse una uguale altrove.

Costruita nel 1128 in cima a Capo di faro, luogo in cui fin dall’antichità venivano accesi falò notturni per segnalare il porto ai naviganti, la lanterna nacque con una duplice funzione: faro di segnalazione e fortificazione difensiva. Essa però, nella sua lunga carriera, fu anche prigione per il povero re di Cipro Giacomo da Lucignano. Alla base della lanterna c’è una porta ornata all’esterno con una Madonna, opera di B. Carlone, davanti alla quale nel 1805 l’ex doge M. Cambiaso consegnò a Napoleone le chiavi della città, questo fu l’ultimo atto della Repubblica Marinara Genovese.